riccardo_zanon_patto_di_non_concorrenza

Il Patto di non Concorrenza: a cosa stare attenti?

Lavorare con gente preparata che ha conoscenza specifica di particolari mercati o che sa
gestire importanti clienti é sempre un grande piacere! E nelle nostre aziende vogliamo o
vorremo sempre gente preparata, qualificata e motivata.

Persone così vorremo rimanessero per sempre con noi: sono collaboratori spesso
insostituibili. A volte però le cose non vanno come vorremmo!

Un concorrente che fa attività di headhunting all’interno delle nostre risorse umane, magari
anche con idea di crearci dei danni. Può fare una proposta di lavoro più vantaggiosa di
quella che gli offriamo noi, e queste sono ipotesi tutt’altro che rare e possono mettere in
crisi aziende anche strutturate.

Pensa solamente ad un dipendente che viene cercato da un nostro concorrente solo per
capire come funziona la nostra azienda o per rubarci i segreti aziendali o il nostro
pacchetto clienti.
Questo capita! E capita spesso!

Ci sono diversi modi per tutelarsi. Attraverso l’attuazione di politiche di gestione del
personale volte ad aumentare la fidelizzazione dei lavoratori nei confronti dell’azienda, ad
esempio tramite un buon sistema di Welfare Aziendale.

C’è un modo ulteriore per tutelarsi e si tratta del Patto di non concorrenza!

Il Patto di non concorrenza permette all’azienda di evitare, almeno
temporaneamente, il passaggio di un proprio collaboratore ad un diretto concorrente, ed è
normato dall’art. 2125 del codice civile.

Il patto di non concorrenza è un accordo attraverso il quale il datore di lavoro ed il
lavoratore estendono l’obbligo di non concorrenza, (previsto dall’art. 2105 codice civile
soltanto per la durata del rapporto di lavoro), ad un periodo successivo alla cessazione del
medesimo.

In poche parole il lavoratore se da le proprie dimissioni non può andare a
lavorare per un nostro concorrente!

Il patto infatti può porre dei limiti all’attività del lavoratore, una volta cessato il rapporto lavorativo con noi, non solo riguardo all’assunzione presso un altro datore, ma anche all’avvio di un’attività autonoma, all’associazione in cooperativa o a collaborazioni autonome o parasubordinate.

Le attività che l’accordo può limitare possono essere sia quelle svolte presso di te mentre il rapporto è in corso, sia altre, ritenute potenzialmente nocive agli interessi della tua impresa.

E’ uno strumento valido che va ponderato in base alle necessità della tua azienda: anche perché è costoso.
Se lavori in una azienda ad alta tecnologia con personale altamente qualificato, è probabile che la tua necessità sia di vincolare a patto tutti i dipendenti.

Nella tua azienda è più probabile che si andranno a sottoporre a patto solo le persone chiave, probabilmente anche solo una.

Devo però avvisarti di un aspetto molto importante:
Nella mia esperienza mi sono capitati sottomano patti di non concorrenza annullati dai giudici o non utilizzabili per varie ragioni: vuoi che mancasse il corrispettivo, vuoi che mancasse il territorio di limitazione, o il settore di attività o per una durata eccessiva.

Quali sono gli elementi più importanti a cui prestare attenzione nel Patto di non concorrenza?
La durata prima di tutto. L’articolo 2125 del Codice civile prevede che il patto non possa superare cinque anni per i dirigenti e tre anni per gli operai, impiegati e quadri. I patti che superano questi limiti devono considerarsi ridotti a quelli massimi previsti dalla legge.

La congruità della durata deve essere valutata anche in relazione agli altri elementi, con particolare attenzione alle limitazioni dell’oggetto, al compenso e alla durata del rapporto di lavoro all’interno della tua azienda.

Quanto devo dare al dipendente affinché il Patto sia valido?

Il corrispettivo, ovvero quanto corrisponderai al lavoratore per questa rinuncia è un aspetto molto importante! E’ il «prezzo» della rinuncia del lavoratore a svolgere alcune mansioni in un determinato mercato per un periodo prestabilito.

È fondamentale, dunque, che questo prezzo appaia congruo.

La giurisprudenza ritiene nulli i patti che prevedano compensi simbolici o sproporzionati, rispetto al sacrificio richiesto.

La giurisprudenza ci aiuta nel calcolare questo “prezzo”!
Per questa ragione ti consiglio di non fidarti di farlo da solo ma di affidarti ad un buon professionista.

Personalmente visto il costo e la necessità di tutelare assets importanti della tua azienda come dati, persone e know how, il mio consiglio è sempre quello di certificare il patto di non concorrenza. Costa un po’ di più, ma la sua tenuta in caso di contenzioso è di gran lunga maggiore.

Se vuoi farne uno a regola d’arte, contattami.

 

 

Rilancia la tua azienda!
Strumenti e accorgimenti per crescere.

Iscriviti al Convegno che terrò il 25 ottobre 2017 a Trebaseleghe (PD)

E’ gratuito!

Scopri le ultime novità su Welfare Aziendale e Smart Working e molto altro!

Durante l’incontro ti presenterò una soluzione che ti permetterà di farti fare un piano di Welfare Aziendale! Ti aspetto il 25 Ottobre a Trebaseleghe!
per scoprire come rilanciare la tua azienda e come avere un ritorno in produttività!

Iscritivi ora sulla mia pagina dedicata all’evento!

Sono Avvocato e Consulente del Lavoro: mi occupo di consigliare alle aziende come gestire al meglio le Risorse Umane. Credo che il Capitale Umano sia la vera risorsa che può fare la differenza per l'azienda che rende, produce e vuole perseguire traguardi di miglioramento e sviluppo. In quest'ottica cerco soluzioni ai problemi di Gestione del Personale, Costo del Lavoro, Contratti di Lavoro. La mia attività cerca di non basarsi su un pensiero standardizzato, ma si pone l'obiettivo di personalizzare le soluzioni. Cooperative e Welfare Aziendale sono due temi che mi appartengono e che fanno parte del mio know how.

Rispondi

Site Footer

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: