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Patto di prova: non sempre è cosi semplice

Se sei un mio lettore fedele, saprai bene che periodicamente parlo di temi che potremo inserire in una rubrica dall’ipotetico titolo: “sembrava semplice, eppure..!”.
L’argomento di cui ti voglio parlare oggi rientra in questa categoria e, avendo letto il titolo, secondo me non puoi immaginare cosa ti sto per scrivere e quali consigli saranno contenuti nelle successive righe.

Ebbene sì, il Patto di Prova, o Periodo di Prova, sono sempre sottovalutati da tutti gli Imprenditori, convinti che in quel breve periodo che segue l’assunzione di una persona sia concesso licenziare senza alcuna attenzione o criterio.

Eppure il mio istruttore di Mountain Bike, Mauro, per gli amici il Ninjia (vi garantisco che il soprannome non gli rende giustizia) mi ha sempre insegnato che proprio nei sentieri più facili è dove ci si fa più male.
Il perché è semplice: cala l’attenzione e si prendono sottogamba i pericoli!

Immagino che ti ci ritrovi.
Quindi il mio impegno per oggi è quello di fare come farebbe il mio amico con te: farti capire a cosa devi stare attento quando assumi o hai a che fare con un licenziamento durante il periodo di prova.

Cominciamo a capire cos’è il patto di prova.
E’ una clausola contenuta all’interno del contratto di lavoro o un contratto allegato a quest’ultimo con il quale datore di lavoro e lavoratore si danno un periodo di tempo (prova per l’appunto) con lo scopo di permettere ad entrambi di valutare la convenienza del rapporto di lavoro.

La caratteristica più importante del patto di prova è che le parti, quindi sia il lavoratore che il datore di lavoro, possono recedere dal contratto senza preavviso.

Comprenderai che è una bella occasione per valutare una persona nella tua azienda!
Però devi prestare attenzione che il Patto di prova deve essere scritto e sottoscritto da entrambe le parti già all’atto della costituzione del rapporto di lavoro. La sua assenza comporta che il rapporto di lavoro NON abbia il periodo di prova.

Inoltre non potrai farlo sottoscrivere in seguito all’instaurazione del rapporto di lavoro in quanto é nullo!
Nell’ipotesi in cui tu licenziassi un lavoratore ritenendo di utilizzare il patto di prova, ma invece non ce l’hai, il licenziamento dovrà essere giustificato per giusta causa o per gustificato motivo: non vi sarà infatti la libera recedibilità garantita dal Patto di prova.

Vi è un altro aspetto a cui dovrai prestare molta attenzione e in cui cadono molti imprenditori: le mansioni indicate nel contratto.
Il Patto di prova deve contenere l’indicazione delle precise mansioni affidate al lavoratore. Questo anche per una chiarezza all’interno dell’organico della tua azienda: mansioni chiare, significa avere gente che sa quello che deve fare e l’obiettivo da raggiungere.

Se non è chiaro, non avrai la produttività che la tua azienda si merita! Inoltre il lavoratore deve avere la possibilità di impegnarsi secondo degli obiettivi ben stabiliti in modo da dimostrare le proprie capacità.
Come potresti valutarlo negativamente o positivamente altrimenti?

Se le mansioni non sono indicate in modo chiaro, possono far sorgere la possibilità che il patto di prova sia nullo, con la conseguenza che il rapporto di lavoro sarà convertito sin dall’inizio.

Il datore di lavoro e il lavoratore sono obbligati dal Patto di prova ad effettuare la prova. Per questa ragione non è possibile interrompere il rapporto troppo presto. Come ti accennavo, tu come datore di lavoro devi consentire di provare il lavoratore e per tale ragione devi permettere lo svolgimento della prova in un periodo congruo affinché si possa valutare in modo negativo o positivo il lavoratore. E lui può pure contestare il fatto che hai interrotto il rapporto troppo presto!

Altro punto di attenzione è la durata. Ti invito a prestare molta attenzione alla durata indicata nel patto, infatti molti datori di lavoro mettono periodi superiori a quelli previsti dalla legge o dal contratto collettivo applicato in azienda.
Non fare questo errore!
Il periodo massimo di durata della prova è indicato dalla legge in:
• 6 mesi per tutti i lavoratori (art. 19 L 604/66);
• 3 mesi per gli impiegati con funzioni direttive (art. 4 RDL 1825/24).

Non limitarti a questo! Guarda all’interno del Contratto Collettivo applicato in azienda, troverai la durata del periodo di prova generalmente distinta tra operai ed impiegati, e termini più brevi rispetto ai limiti indicati dalla legge!

Ti ho fatto una traccia dei punti a cui prestare attenzione. Spero che li apprezzerai e che avrai capito che un istituto che apparentemente non ha criticità, invece presenta degli aspetti molto importanti a cui prestare attenzione.

Usa correttamente i consigli che ti ho fornito e se hai necessità di un consiglio o di un chiarimento, non esitare a contattarmi e vediamo insieme cosa possiamo fare.

Sono Avvocato e Consulente del Lavoro: mi occupo di consigliare alle aziende come gestire al meglio le Risorse Umane. Credo che il Capitale Umano sia la vera risorsa che può fare la differenza per l'azienda che rende, produce e vuole perseguire traguardi di miglioramento e sviluppo. In quest'ottica cerco soluzioni ai problemi di Gestione del Personale, Costo del Lavoro, Contratti di Lavoro. La mia attività cerca di non basarsi su un pensiero standardizzato, ma si pone l'obiettivo di personalizzare le soluzioni. Cooperative e Welfare Aziendale sono due temi che mi appartengono e che fanno parte del mio know how.

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