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Conciliazione in sede sindacale? Attenzione a come si fanno!

Tempo di lettura: 2 minuti

Conciliare significa mettere d’accordo persone tra loro in contrasto anche senza pacificare.

Nel mio lavoro mi capita spesso di essere chiamato a conciliare, soprattutto quando ci sono vertenze tra datore di lavoro e lavoratore.

Il mio compito da parte dell’imprenditore (e del collega da parte del lavoratore) è quello di verificare se ci sono le condizioni per poter andare davanti ad un giudice e chiedere ragione delle proprie pretese e quanto conviene dal punto di vista economico.

In realtà spesso conta anche lo stress emotivo! Per cui molte persone non desiderano proseguire con una causa che li vedrebbe impegnati in uno stress lungo mesi, se non anni!

Conciliare conviene?

Dipende!

Non è una risposta scontata! Bisogna valutare caso per caso. Credimi, non è sempre così semplice.

E poi per conciliare bisogna necessariamente essere in due!

Oggi vorrei la tua attenzione su un aspetto specifico che riguarda la conciliazione.

In particolare: se tu e la controparte decidete di conciliare è perché non volete andare davanti ad un giudice.

È corretto?

Sì, come imprenditore vuoi che sia blindata contro ogni ulteriore verntenza del lavoratore.

Se si fa pace, la si fa e che sia finita! E allora è necessario che questa conciliazione sia effettuata correttamente.

Una recente sentenza del Tribunale di Roma riguardo le conciliazioni effettuate con il sindacato, denominate anche “in sede sindacale”, afferma che non sempre sono tombali contro ogni vertenza ulteriore del lavoratore.

Innanzitutto si richiede che lʼassistenza da parte del rappresentante sindacale sia effettiva e approfondita e non meramente formale.

Il sindacalista non deve limitarsi «alla mera lettura del verbale predisposto dal datore di lavoro», senza illustrare cosa comporta per il lavoratore aderire all’accordo, quindi senza spiegare le conseguenze delle rinunce.

Se il sindacalista offre una assistenza inadeguata e ne risultasse prova anche da testimoni, quell’accordo che vai a sottoscrivere, potrebbe non essere considerato come tombale.

Ovvero a chiusura di tutte le vertenze con il lavoratore.

Fin qui non ci sono problemi.

In tutte le conciliazioni sono io stesso che mi premuro che il sindacalista parli con il lavoratore:

  • Perché è giusto;
  • Perché l’accordo deve essere valido.

Questo è un aspetto importante spesso trascurato ma che va invece considerato con attenzione.

Quindi conciliare sì, ma stando attenti a quello che si fa e si scrive: non basta un modello prestampato!

Se tu sei un imprenditore che vuole maggiori informazioni su come conciliare le proprie vertenze e capire come difendersi dalle vertenze con i lavoratori, contattami.


Sono Avvocato e Consulente del Lavoro: mi occupo di consigliare alle aziende come gestire al meglio le Risorse Umane. Credo che il Capitale Umano sia la vera risorsa che può fare la differenza per l'azienda che rende, produce e vuole perseguire traguardi di miglioramento e sviluppo. In quest'ottica cerco soluzioni ai problemi di Gestione del Personale, Costo del Lavoro, Contratti di Lavoro. La mia attività cerca di non basarsi su un pensiero standardizzato, ma si pone l'obiettivo di personalizzare le soluzioni. Cooperative e Welfare Aziendale sono due temi che mi appartengono e che fanno parte del mio know how.

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