I fringe benefit sono strumenti utili per incentivare e fidelizzare i dipendenti, migliorando il welfare aziendale. Ma possono essere assegnati anche agli amministratori di una società?
Quali limiti impone la normativa fiscale italiana? In questo articolo analizziamo le possibilità e i requisiti per l’assegnazione di fringe benefit agli amministratori, prendendo in esame le normative vigenti e le recenti interpretazioni giuridiche.
Cosa sono i Fringe Benefit e come si applicano?
I fringe benefit sono compensi in natura che un’azienda può assegnare ai propri dipendenti o collaboratori, e comprendono, ad esempio, l’uso di un’auto aziendale, buoni pasto o benefit abitativi.
La normativa fiscale italiana stabilisce un limite massimo per i fringe benefit di €1.000 o €2.000 annuali a seconda delle condizioni fiscali specifiche e dei destinatari per ciascun beneficiario.
Questo limite evita che i benefici vengano considerati come retribuzione imponibile.
Ma come si applica questo limite quando il destinatario non è un dipendente, ma un amministratore di società?
Secondo la normativa e le interpretazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, anche gli amministratori possono accedere a fringe benefit, purché vengano rispettati alcuni criteri specifici.
Fringe Benefit per amministratori: cosa dice la normativa
Secondo la Risoluzione n. 103/E del 4 dicembre 2012 dell’Agenzia delle Entrate, i fringe benefit sono imponibili anche per i soggetti che percepiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, categoria che include anche gli amministratori di società.
Ecco quanto afferma la risoluzione:
“Al riguardo, si fa presente che i compensi in natura sono imponibili anche in capo ai soggetti che percepiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, tra cui i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, come ad esempio gli amministratori di società.”
Questa risoluzione chiarisce che, per quanto l’amministratore non sia un dipendente in senso stretto, può comunque beneficiare di fringe benefit, e che questi concorrono alla determinazione del suo reddito imponibile, nel rispetto dei limiti fissati.
Un’ulteriore conferma arriva dalla Risposta n. 427 del 25 ottobre 2019, sempre dell’Agenzia delle Entrate, che ribadisce la possibilità di riconoscere fringe benefit agli amministratori.
La Sentenza del Tribunale di Milano del 2023
La Sentenza n. 2899 del 15 settembre 2023 del Tribunale di Milano rappresenta un altro passo avanti in questo contesto. La sentenza conferma che i fringe benefit possono essere inclusi tra i compensi degli amministratori e che possono essere riconosciuti come retribuzione globale di fatto, purché rientrino in specifiche categorie di compensi in natura. La sentenza riporta:
“Va, innanzitutto, rilevato come il valore locativo dell’immobile venga contemplato nei cedolini paga del Festorazzi […] nella voce ‘valore convenzionale alloggio’ che, indiscutibilmente, riconduce alla categoria della remunerazione in natura, sotto forma di fringe benefit aziendale.”
Questo passaggio sottolinea come anche benefici particolari, quali l’utilizzo di un immobile aziendale, possano essere trattati come fringe benefit per un amministratore. La sentenza contribuisce a chiarire i margini entro cui tali compensi possono essere erogati senza creare criticità fiscali.
Come assegnare correttamente i Fringe Benefit agli amministratori
Affinché i fringe benefit siano erogati correttamente agli amministratori, è importante rispettare alcune procedure. Innanzitutto, l’assegnazione di fringe benefit agli amministratori deve essere deliberata dall’assemblea dei soci o inclusa nello statuto societario.
Questo passaggio è essenziale per garantire la trasparenza e la conformità con il Codice Civile (in particolare l’art. 2389 c.c., che disciplina la determinazione dei compensi degli amministratori).
È inoltre importante che i benefit assegnati rientrino nei limiti fiscali annuali e che siano chiaramente inclusi nei documenti di retribuzione come compensi in natura. Così facendo, si evitano problemi di natura fiscale e si garantisce che il compenso complessivo dell’amministratore sia gestito in modo conforme.
Considerazioni finali sui Fringe Benefit per amministratori
In conclusione, la normativa fiscale italiana permette di riconoscere fringe benefit agli amministratori entro il limite di €1.000 o €2.000 annui, includendoli nei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
Tuttavia, è fondamentale che l’assegnazione di questi benefit sia correttamente deliberata e documentata per evitare problematiche legali o fiscali.
Per un’azienda, garantire un welfare aziendale completo che includa anche gli amministratori è una strategia che rafforza la motivazione e il senso di appartenenza, oltre a rappresentare un vantaggio competitivo.