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Buoni Pasto 2026: Nuovi Limiti di Esenzione e Come Sfruttarli al Meglio

La Legge di Bilancio 2026 ha alzato il limite di esenzione dei buoni pasto elettronici a 10 euro al giorno. Ma prima di attivarli nella tua azienda, ci sono 5 cose che devi assolutamente sapere.


Il costo nascosto degli aumenti in busta paga

Vuoi premiare un dipendente che lavora bene. Pensi a un aumento. Poi fai i conti e ti passa la voglia.

Per ogni 100 euro netti che arrivano al lavoratore, tu ne spendi quasi 200. Il fisco si mangia la metà. E il dipendente? Vede solo quei 100 euro e magari pensa pure di guadagnare poco.

È il problema di sempre: il cuneo fiscale rende costoso premiare le persone e poco gratificante essere premiati.

I buoni pasto sono una delle soluzioni a questo problema.


Cosa cambia dal 2026

La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha modificato l’articolo 51 del TUIR, alzando il limite di esenzione per i buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro al giorno.

Tradotto in numeri concreti:

  • 10€ x 22 giorni lavorativi = 220€ al mese
  • 220€ x 12 mesi = 2.640€ all’anno

Totalmente esenti da IRPEF e contributi. Per te e per il dipendente.

Attenzione però: questo vale solo per i buoni elettronici. Per quelli cartacei il limite resta fermo a 4 euro al giorno — meno della metà.

Il messaggio del legislatore è chiaro: chi vuole il vantaggio fiscale deve passare al digitale.


Il confronto che fa la differenza

Buoni Cartacei Buoni Elettronici
Limite esenzione 4€/giorno 10€/giorno
Esenzione mensile ~88€ ~220€
Esenzione annua ~1.056€ ~2.640€

Con i buoni elettronici dai al dipendente 1.584 euro in più all’anno senza pagare un centesimo di tasse aggiuntive.


I 5 problemi che nessuno ti racconta

Prima di correre ad attivare i buoni pasto, fermati. Ho visto imprenditori commettere errori costosi. Ecco cosa devi sapere:

1. Il costo reale non è quello che pensi

I buoni pasto non sono gratuiti. Li acquisti da società emittenti che applicano commissioni dal 5% al 15% sul valore nominale. Un buono da 10€ può costarti 11,50€.

Moltiplica per ogni dipendente, ogni giorno, tutto l’anno. Hai fatto bene i calcoli?

2. Non tutti i dipendenti ne hanno diritto

I buoni pasto hanno regole precise. Non spettano automaticamente a tutti:

  • Smart working totale senza pausa pranzo? No.
  • Part-time senza orario che comprende la pausa mensa? No.
  • Trasfertisti con rimborso pasto? Dipende.

Se sbagli, crei disparità di trattamento. E le disparità portano contestazioni.

3. Se superi i limiti, paghi tutto

Anche di un solo euro. L’eccedenza diventa reddito imponibile. E in sede di ispezione, “non lo sapevo” non è una scusa valida.

4. Una volta che li dai, non puoi più toglierli

I dipendenti li percepiranno come un diritto acquisito. Se un domani dovessi ridurli per difficoltà economiche, preparati a gestire malumori, demotivazione e possibili cause.

5. La gestione amministrativa è un campo minato

Criteri di attribuzione, documentazione, comunicazioni, eccezioni… Un errore può costarti caro in sede di verifica ispettiva.


Buoni pasto o mensa aziendale?

I buoni pasto non sono sempre la scelta migliore.

Se hai molti dipendenti concentrati in una sede, valuta anche:

  • Mensa aziendale interna
  • Convenzione con ristoranti vicini
  • Indennità sostitutiva di mensa (con regole diverse)

In alcuni casi il costo complessivo è inferiore e la gestione più semplice.


Cosa dovresti fare prima di attivarli

Il mio consiglio: non farti abbagliare solo dall’aumento della soglia di esenzione.

Prima di introdurre o aumentare i buoni pasto nella tua azienda:

✅ Calcola il costo effettivo (commissioni incluse)

✅ Verifica chi ne ha diritto e chi no

✅ Valuta l’impatto sul clima aziendale

✅ Confronta con le alternative disponibili

✅ Definisci criteri di attribuzione chiari e documentati

I buoni pasto possono essere uno strumento eccellente di welfare aziendale. Ma solo se utilizzati in modo consapevole.


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Ogni azienda è diversa. Quello che funziona per un’impresa manifatturiera può non funzionare per uno studio professionale o per un’azienda con molto smart working.

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Sono Avvocato e Consulente del Lavoro: mi occupo di consigliare alle aziende come gestire al meglio le Risorse Umane. Credo che il Capitale Umano sia la vera risorsa che può fare la differenza per l'azienda che rende, produce e vuole perseguire traguardi di miglioramento e sviluppo. In quest'ottica cerco soluzioni ai problemi di Gestione del Personale, Costo del Lavoro, Contratti di Lavoro. La mia attività cerca di non basarsi su un pensiero standardizzato, ma si pone l'obiettivo di personalizzare le soluzioni. Cooperative e Welfare Aziendale sono due temi che mi appartengono e che fanno parte del mio know how.

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